Ven. Nov 15th, 2019

Aspettando altrocioccolato 2019 mistero buffo 50 anni di un capolavoro intervista a Mario Pirovano

Cinquanta anni fa, esattamente il primo ottobre 1969, Dario Fo debuttava con lo spettacolo che lo rese celebre: “Mistero Buffo”. Ne parliamo con Mario Pirovano, l’attore ufficiale e l’erede della Compagnia Teatrale “Fo-Rame” che a distanza di mezzo secolo rimette in scena il capolavoro e si appresta ad una tournée che lo porterà in tutta Italia, tra le quali anche a Città di Castello, come una delle anteprime di Altrocioccolato 2019, appuntamento autunnale con la fiera del cioccolato equosolidale e artigianale e con tante storie e progetti di economia solidale, commercio equo, artigianato e coloratissime piazze animate da musica e artisti.

D: Mario che spettacolo fu “Mistero Buffo” e che impatto ebbe nella società di quel tempo?

R: fu dirompente, un fuoco d’artificio. Fece saltare sulle sedie i benpensanti e tutti coloro che avevano una certa idea del teatro e della cultura. Lo scandalo di Mistero Buffo fu proprio quello di terremotare i “sancta sanctorum” del sapere e dell’intellighenzia del tempo che governavano la politica, la società, la religione!

D: Fo fa un’operazione in sé geniale, si mette una maschera, quella del giullare, per smascherare. Che cosa esattamente?

R: smaschera tanto per incominciare l’ipocrisia del potere e poi, non meno importante, il tabù della religione. Ricordiamo che siamo in un’epoca in cui il conformismo dei costumi e il dogmatismo dei riti sono ancora molto forti e Mistero Buffo mette in luce proprio le falsità che ci sono dietro a coloro che esercitano il potere attraverso la religione. Gli spettatori reagirono da subito molto bene tanto che fu un tremendo successo, ma quelli che erano critici ed una certa parte della società persino di sinistra di allora non la presero molto bene. C’era allora come oggi, sai non è tanto cambiato il meccanismo, che la sinistra rincorre la destra e purtroppo la destra, l’estrema destra. Una corsa verso il baratro.

D: come era il clima di quegli anni?

R: io nel ’69 avevo 19 anni, mi ricordo c’era un clima terribile a Milano. Una contrapposizione senza precedenti. Milano era percorsa ogni giorno avanti ed indietro da cortei e manifestazioni di studenti e operai. In più c’erano i sequestri e proprio nel 69 cominciò la strategia della tensione con la strage di Piazza Fontana. La mia presa di coscienza e la mia formazione politica nascono in quegli anni con la rivolta contro la guerra in Vietnam e l’adesione, da operaio, al gruppo “Gramsci”. Ma dopo 5 anni, nel ’74, a seguito della degenerazione dello scontro e dell’ennesimo fatto di sangue dove morirono 4 persone decisi di lasciare l’Italia e mi trasferii a Londra.

D: E proprio a Londra hai il tuo primo incontro con Franca Rame e Dario Fo?

R: esattamente. Dopo una decina di anni che ero a Londra vennero Dario e Franca a recitare in un grande teatro proprio “Mistero Buffo”. Io conoscevo la loro fama, sapevo bene del loro impegno sociale, il loro essere vicino agli operai e agli sfruttati. Andavano nelle fabbriche a solidarizzare e fare gli spettacoli ed io sentii che dovevo andare a conoscerli. Mi presentai con un amico prima dello spettacolo ed andai loro incontro. Mi accolsero con grande umanità, ci offrirono qualcosa, parlammo un po’, Dario mi porse un foglio chiedendomi se potessi tradurlo dall’inglese e passammo un po’ di tempo insieme. All’ora dello spettacolo tentammo di congedarci e Dario ci disse ”ma come non venite a vedere lo spettacolo?”. Spiegammo che eravamo privi di biglietto e subito ce ne procurarono un paio. Durante lo spettacolo io impazzisco, rido due ore e mezzo senza sosta e scopro che ridevano anche gli inglesi. Fu una folgorazione, un colpo di fulmine, un amore assoluto. Quando a fine spettacolo andammo a ringraziarli e Franca ci disse di tornare a trovarli io non ci pensai due volte. L’indomani mi autosospesi dal lavoro e passai tutto il mese con loro facendo di tutto, la guida, l’interprete e, facendomi prestare una macchina, accompagnandoli ovunque avessero bisogno. L’ultima settimana prima della loro ripartenza Franca mi disse: “Mario ma perché non vieni in Italia a lavorare con noi”? Rispondo che non so niente di teatro io e lei dice che non c’era problema, c’erano tante cose che potevo fare. Innamorato pazzo di questa coppia accettai. Tornai a Milano dopo 9 anni di Londra e non sapevo dove andare, non avevo una casa. Sempre Franca mi propose di appoggiarmi nel frattempo a casa loro: vi rimasi 15 anni!

D: una storia incredibile…

R: assolutamente. Sto con loro giorno e notte, vado in vacanza con loro e li seguo in tournée, faccio la comparsa negli spettacoli e poi di corsa mi cambio e vado al banchetto dei libri a vendere. Faccio di tutto. Era utile per l’economia della compagnia.

D: Come ti scopri attore a tua volta?

R: anche questa una storia bellissima. Sono i primi anni ’90, sono ad Alcatraz e sto innaffiando l’orto. C’era un gruppo di adolescenti che erano venuti a fare una vacanza. Mentre tornavano alle stanze dalla piscina sento che litigano e si prendono a male parole per motivi calcistici. Chiudo l’acqua, vado verso di loro e dico “ragazzi, voi siete pazzi. Ma vi sembrano parole da usare, oggi sono parole, ma domani saranno pietre!” insomma gli faccio una bella rampogna. Solo che a quel punto non sapevo cosa dire, come concludere e gli racconto che anche Gesù era stato vittima di bullismo. E senza che me ne accorgessi comincio a recitare un pezzo del Mistero Buffo, il primo miracolo di Gesù Bambino, un pezzo che avevo sentito centinaia di volte e che scopro sapere a memoria. Fu pazzesco, i ragazzini rimasero inchiodati e la sera mi obbligarono a ripeterlo davanti a tutti. La notte a casa non riuscii a dormire. Continuavo a svegliare mia moglie e ripetere “Angela ti rendi conto di cosa ho fatto?”

D: Quando è che Dario Fo comincia a riconoscere in te il suo erede?

R: dopo quella prima sera ad Alcatraz mi costrinsero a recitare tutte le sere all’arrivo di nuovi gruppi. Ma io mi guardavo bene dal farlo davanti a Jacopo, il figlio di Dario. Figurarsi davanti al padre. Ma una sera Jacopo si nascose dietro la palestra e subito ha chiamato il papà “dovresti vedere cosa sta facendo Mario”. La mattina dopo mi arriva una telefonata di Dario che mi dice “mi hanno detto che devo appendere il cappello al chiodo”, tipica espressione contadina lombarda per dire che è giunto il momento di passare la mano. Qualche tempo dopo a Firenze, nell’aula magna dell’università di Tecnica e Scienza della Comunicazione gremita all’inverosimile dove Dario era stato chiamato a fare una lezione, uno studente si alzò e chiese “Dario facci un pezzo del Mistero Buffo”. Dario che la sera avrebbe avuto uno spettacolo e che non voleva correre il rischio di affaticare la voce si voltò verso di me e disse “io non ve lo posso fare, ma ve lo fa Mario”. Io volevo sprofondare ma tutti gli studenti cominciarono ad acclamarmi. Presi il microfono, mi feci coraggio e mi accinsi a recitare Il Miracolo di Lazzaro, uno dei pezzi più difficili. Però non senza prima far capire a Dario che la sua presenza mi inibiva. Lui capì e uscì dall’aula. Io cominciai: prima battuta risata, seconda battuta risata, terza battuta risata e applauso. Ad un certo punto vedo la porta in fondo che si apre e Dario che rientra ma io oramai ho preso coraggio e vado fino al termine. Dario si avvicina, mi alza il braccio e dice “non ho mai visto nessuno fare questo pezzo in questa maniera qua”.

D: Mentre racconti sembra di essere li con voi, straordinario. Con quale spirito ti accingi a partire per la tournée?

R: sono eccitato, sono felicissimo. Saremo per 13 giorni alla sede storica del Piccolo di Milano, saremo a Roma, saremo in giro per l’Italia. Pensa, partiremo il primo ottobre nello stesso teatro dove debuttò Dario lo stesso giorno del 1969 a Sestri Levante…

D: Ma prima di quella data?

R: Grazie agli amici di Altrocioccolato sarò per l’anteprima nazionale a Città di Castello, sabato 28 settembre al Teatro degli Illuminati, dove spero di incontrarvi tutti.

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